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In questo numero, nella rubrica dedicata ai coralli, parleremo di Turbellari, acerrimi nemici degli acquariofili che amano in particolar modo i coralli duri a polipo piccolo (SPS).

 

Parte introduttiva ad un'esperienza acquariofila

 

 

 

I TURBELLARI

a cura di Giuseppe Vollono

Introduzione

 

I Turbellari (ClasseTurbellaria), detti anche vermi “vorticatori” (da turbo, vortice), sono animali liberi vermiformi, con lunghezza che varia da circa 2 mm sino a 50 cm.

 

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Turbellari confrontati con una moneta da 10 centesimi di euro

 

Anatomia e fisiologia

 

Il corpo è di solito depresso in senso dorso-ventrale e la sua parete è costituita da un sacco muscoloso-cutaneo; all'esterno c'è un'epidermide ciliata, utile alla locomozione, sotto cui è presente uno strato muscolare con fibre circolari oblique e longitudinali.

 

Il capo è riconoscibile per la presenza di ocelli, capaci di captare variazioni di luce, o di tentacoli o di espansioni laterali lobate. La bocca è situata sul lato ventrale, sotto di essa si apre una guaina faringea la quale contiene la faringe stessa.

 

Si tratta di organismi scavatori il cui movimento è dovuto all'azione combinata di muscoli e cilia.

 

Cellule ghiandolari sono presenti sull'epidermide o nel parenchima e svolgono funzioni diverse: alcune producono muco per consentire il movimento ciliare e altre hanno funzione adesiva. Inoltre alcune cellule dell'epidermide producono speciali corpi bastoncelliformi (rabditi) impiegati nella difesa o nella cattura del cibo.

 

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1. epidermide; 2. branche laterali dell'intestino; 3. muscoli circolari; 4. muscoli longitudinali; 5. muscoli dorso-ventrali; 6. faringe; 7. cordoni nervosi longitudinali; 8. cellule mesenchimatiche.

 

L'intestino si compone di tre parti pluriramificate, una anteriore e due posteriori, e insieme formano la cavità gastrovascolare. L'escrezione è molto semplice e limitata all'osmoregolazione nelle sole specie di acqua dolce. Una rete di tubuli ramificati (protonefridi) si estende per tutto il corpo. Nelle parti terminali di questa rete si trovano cellule a fiamma le cui ciglia interne ondeggiano convogliando il liquido in eccesso fuori dal corpo dell'animale.

 

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Apparato digerente ed escretore di Planaria

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Cellula a fiamma

 

Il sistema nervoso è costituito da due cordoni nervosi, collegati tra loro da commessure trasversali.

 

I Turbellari sono generalmente ermafroditi (presentano entrambe le gonadi) e la riproduzione può essere agamica, questa prevale in forme di acqua dolce. La riproduzione sessuale, o gamica, è la più diffusa.

 

Gli spermatozoi della maggior parte dei casi sono biflagellati e presentano una struttura particolare dei microtubuli dei flagelli. I gonodotti maschili e femminili confluiscono in un atrio genitale comune, ma sono numerose le eccezioni con dotti che sboccano separatamente.

 

Durante la riproduzione, tramite un organo a borsa, si assiste all’accoppiamento e al doppio scambio di spermi, mentre all’interno del corpo dell’animale si formano dei bozzoli che racchiudono uova a vari stadi di sviluppo ed una massa di cellule vitelline necessarie al loro sostentamento. Sono questi bozzoli, e non le uova singolarmente, ad essere deposte dai Turbellari nell’ambiente, i quali si schiudono in breve tempo liberando in molti casi una quantità di larve trocoforosimili non molto diverse da quelle dei molluschi e degli anellidi, dette larve di Müller (es. nei Policladi).

 

 

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                                                                       Larva trocofora di anellide

 

I turbellari più noti vengono chiamati planarie, famose per la notevole capacità di rigenerazione che permette loro di scindersi agamicamente in più esemplari. Questa capacità è tipica ed esclusiva dei Turbellari, ed è possibile grazie alle cellule del mesoderma, che essendo capaci di produrre tutti i tipi cellulari, sono totipotenti e non pluripotenti come lo sono normalmente le cellule mesodermiche. Una planaria tagliata in più parti, dà origine ad un esemplare completo a partire da ogni frammento, ad esclusione dell’estremità posteriore, che non dà luogo ad alcuna rigenerazione; probabilmente tali fenomeni rigenerativi sono determinati da un gradiente antero-posteriore della velocità metabolica. Questa capacità ha permesso l’evoluzione di alcuni gruppi che si riproducono per metagenesi e di altri esclusivamente scissipari, cioè che si riproducono solo per scissione, avendo perso ogni capacità di riproduzione sessuale ed essendo privi di gonadi.

 

Abbiamo già detto che i Turbellari sono ermafroditi, questi presentano tipicamente gonadi piuttosto semplici, assenti nelle forme più primitive; l’inseminazione pertanto può essere ipodermica o avvenire tramite normale copulazione per via vaginale. Si conoscono alcune specie autofecondantisi, fenomeno eccezionale sfavorito dalla selezione naturale poiché non porta a ricombinazione genetica.

 

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Apparato riproduttore ed escretore di Planaria

 

Lo sviluppo può essere diretto o indiretto, a seconda delle specie. Da questa classe primitiva probabilmente si sono irradiati direttamente tutti i platelminti e vari altri phyla. La classe dei Turbellari viene tradizionalmente suddivisa nelle sottoclassi degli Arcoofori, con uova provviste di vitello (sostanza nutritiva principale per lo sviluppo embrionale), e dei Neoofori, con ovari e vitellari distinti e uova mesolecitiche.

 

 

HABITAT ED ECOLOGIA

 

Alcune specie di Turbellari di acqua dolce sono ectoparassiti di crostacei. Altre specie, soprattutto tra i Tricladi, sono commensali di crostacei e tartarughe; la maggior parte di essi sono detritivori. Questi organismi sono riusciti a colonizzare varie nicchie come: pozze, laghi, torrenti, acque iporreiche, stagni, e addirittura riescono a vivere nei film d'acqua che si creano sulle superfici fogliari e negli interstizi del suolo.

 

In genere i turbellari bloccano le loro prede invischiandole con secrezioni epidermiche, dopodiché le introducono nella cavità gastrovascolare, oppure, dopo aver bloccato la preda, secernono enzimi proteolitici e poi ne assorbono il contenuto tramite la faringe, che viene usata come una sorta di pompa.

 

 

SISTEMATICA

 

La Classe Turbellaria, facente parte del Phylum Platyhelminthes (Plathelmintha, composto dal greco plat “largo” e hélmins, hélminthos “verme”), si divide nelle sottoclassi degli Arcoofori e dei Neoofori in base alla struttura delle gonadi femminili e comprendono circa 3400 specie raggruppate in 120 famiglie e 630 generi. La prima di queste, comprendente le forme più primitive del gruppo

 

Sottoclasse Arcoofori

 

Ø   Ordine Nemertodermatidi

Ø   Ordine Aceli

Ø   Ordine Catenulidi

Ø   Ordine Macrostomidi

Ø   Ordine Aplofaringidi

Ø   Ordine Proplicostomati

Ø   Ordine Policladi

 

Sottoclasse Neoofori

 

Ø   Ordine Lecitoepiteliati

Ø   Ordine Prolecitofori

Ø   Ordine Seriati (Proseriati, Tricladi)

Ø   Ordine Rabdoceli

 

I Tricladi, comunemente noti come Planarie, comprendono le specie di dimensioni maggiori. La loro caratteristica principale è di avere un intestino diviso in tre cladi (sacchi), uno è diretto nella parte anteriore dell'animale e gli altri due sono disposti posteriormente. I tricladi sono caratterizzati dall'avere, inoltre, una faringe muscolare che può essere estroflessa per catturare il cibo.

 

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Molte planarie risultano essere fotosensibili: in alcune specie, in particolare, si ritrovano raggruppamenti di cellule che funzionano come veri e propri occhi.

 

 

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Particolare degli ocelli posti sul capo di Polycelis coronata

 

Le planarie sono generalmente ermafrodite e si riproducono per incrocio.

 

I Tricladi possono vivere sia in acque dolci che marine come pure in ambiente terrestre. Alcuni autori suddividono questo gruppo in due sottogruppi principali: Aploneura e Diploneura, rispettivamente comprendenti forme acquatiche e terrestri. Le specie acquatiche sono presenti per lo più in acque dolci, solo poche specie sono marine, mentre altre si sono adattate a vivere a vivere in ambienti acquatici sotterranei (per lo più grotte).

 

I Tricladi sono generalmente molto colorati ed appariscenti, in alcuni casi con evidenti caratteristiche aposematiche (colorazioni molto vistose che servono come avvertimento per gli eventuali predatori circa la loro potenziale tossicità).

 

I Policladi sono organismi marini, i quali presentano un intestino con un numero di cladi superiore a tre. Anche in questo ordine riscontriamo vivaci colorazioni che ci riportano a caratteristiche aposematiche, solo alcuni manifestano una colorazione criptica per sfuggire ai predatori non essendo tossici. Molte specie sono commensali o vivono in associazione con molluschi e crostacei.

 

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Turbellari………..come le ho sconfitte!

di Ferdinando D'Amora (Nando)

 

Salve ragazzi,

premetto di non essere un biologo o superesperto del settore ma solo un appassionato come tanti di voi (solo un po’ matto!.....ma chi non lo è!!!!).

Il mio intento è solo quello di raccontarvi l’esperienza avuta con un improvviso attacco massiccio di turbellari fortunatamente conclusosi senza riportare grosse perdite di coralli.

Questa disavventura ha inizio alla fine di maggio 2006 quando ad un bel tratto mi sono accorto che il mio reef casalingo era stato attaccato dalle “maledette”.

 

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My reef

 

La  vasca è stata avviata verso la metà del 2002 e fin a quel momento non aveva mai avuto problemi del genere ma, come accennato, improvvisamente sono spuntate fuori forse introdotte assieme a qualche talea o chissà che non fossero già lì da qualche tempo ma non riuscivano a prendere il sopravvento.

Tutto ebbe inizio quando ad un bel tratto notai che una grossa colonia di millepora (o selago) iniziò a non estroflettere più i polipi come prima e mostrava dei chiari segni di sofferenza.

 

 

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colonia colpita da attacco di turbellari

 

Inoltre, notai  che molto spesso che essa era ispezionata dai  due synchiropus splendidus, i quali sembravano cacciare qualcosa sul suo tronco.

 

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Synchiropus Splendidus

 

Colpito da questo strano comportamento dei due pesciolini iniziai ad osservare attentamente l’animale e nonostante io abbia una vista molto buona non riuscii a scrutare nulla di anomalo sui rami poiché le loro proprietà mimetiche sono pressoché assurde e si riesce a distinguerle solo fuori dall’acqua.

 

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Turbellari su ramo fuori dall’acqua.

 

Col passare dei giorni notavo che l’animale manifestava forme di stress sempre più evidenti e cosi iniziai ad insospettirmi maggiormente tanto che decisi di staccare  la colonia dalla rocciata………..e qui scoprii l’arcano.

 

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Uova di turbellari.

 

Preso dal panico e non avendo alcuna esperienza diretta , istintivamente mi venne l’idea di praticare uno shock osmotico alla colonia per distruggere queste bestiacce. A tale scopo, dopo aver taleato l’acropora e rimosso manualmente le uova,  gli feci un bagno affrettato in acqua d’osmosi.

 

 

 

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Colonia frammentata durante il bagno in acqua d’osmosi.

 

E questo fu il risultato del bagno:

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Turbellari staccatesi  dall’acropora dopo lo shock osmotico

 

Dopo qualche giorno da  questa operazione mi resi conto di aver commesso un grave errore poiché lo shock osmotico indotto era stato troppo forte ed avevo causato lo sbiancamento di gran parte delle talee ricavate dalla frammentazione della colonia madre…..(avevo utilizzato dell’acqua d’osmosi pura).

Dopo questa prima disavventura  ed avendo avuto modo di vedere queste maledette bestiacce e le loro uova fuori dall’acqua, iniziai a scrutare attentamente la vasca con la speranza di non riscontrarle altrove……….ma cosi non fu!

 

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Uova alla base del corallo

 

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Uova alla base del corallo

 

 

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Segni rilasciati dai morsi delle turbellari (chiazze bianche) 

 

 

Ormai, preso dallo sconforto, decisi di prendermi un attimo di pausa per riflettere bene sul da farsi onde commettere ulteriori errori/danni.

Cosi come prima cosa inizia a documentarmi su varie riviste specializzate ed attraverso internet sul metodo migliore per combatterle………..e chiesi anche attraverso il forum (www.reefitalia.net) se e come altri acquariofili avessero risolto il problema!

Da qui vennero fuori diverse soluzioni tra cui alcune molto invasive per il mio ecosistema ed altre praticamente inattuabili e lo spunto per quella che si è poi rilevata molto efficace.

 

Ora vi illustro queste varie soluzioni:

 

1-     Trattare la vasca con prodotti chimici dedicati (Flat Worm Salifert) o per uso veterinario (Droncit, Ascarilen e similari)………… ma purtroppo questo tipo di intervento era da scartare a priori poiché  tutti questi prodotti chimici menzionati oltre a debellare le turbellari avrebbero distrutto anche tutta la microfauna bentonica presente in vasca con un conseguente crollo del delicato equilibrio biologico  raggiunto in vasca con anni di sacrificio.

 

2-     Praticare dei bagni esterni alle singole colonie in acqua d’acquario con betadine…………ma anche questa soluzione benché molto meno invasiva della precedente ma   efficace, nel mio caso era inapplicabile poiché avendo in vasca colonie di notevoli dimensioni sarei stato costretto a farne un mucchio di taleucce distruggendo tutto.

 

 

3-     Cercare di combattere la piaga biologicamente…………..e questa mi colpì in particolar modo!!!!!!!

 

Cosi iniziai a documentarmi su tutti vari possibili predatori di turbellari e delle loro uova.

Nel frattempo  feci un bagno a 3-4 colonie di modeste dimensioni  in acqua a densità di 1012-15  per arginare il problema con buoni risultati poiché cosi lo shock osmotico risultò più tollerato dai coralli.

Intanto le mie ricerche proseguivano.

Tra i vari possibili predatori di turbellari mi incuriosirono molto dei simpatici pascetti:

 

 

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Pseudochelinus hexataenia

 

Questi simpatici labridi hanno un carattere molto vivace , sono in perenne ricerca di cibo e si sono rilevati degli ottimi divoratori di bestiacce

 

Quindi ne introdussi quattro in vasca che da subito iniziarono a compiere il loro dovere!!!!!!!

Assieme ai pesci introdussi anche un discreto numero di gamberetti del genere Lysmata Grabhami e Rhynchocinetes durbanensis poiché a quanto sembra si nutrono delle uova di turbellari che sono il male maggiore durante la lotta nei loro confronti……….ed anche loro hanno fatto il loro dovere.

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Lysmata Grabhami

 

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Rhynchocinetes durbanensis

 

 

Fortunatamente queste due mosse alla fine si sono rilevate la salvezza del mio modesto reef  che n’è uscito pressocchè indenne da questa brutta avventura che altrimenti forse non ci sarebbe più!

E nel giro di poche settimane tutto ritornò alla normalità ed ormai sono trascorsi già alcuni mesi senza avvistare la benché minima traccia delle maledette!!

Concludendo spero che nessuno di voi abbia mai la sfortuna di ritrovarsele in vasca e spero che in caso contrario questa mia disavventura possa servirvi per venirne fuori.

 

 

 

Un saluto a tutti.

Ferdinando D’Amora (Nando)

 

Volete approfondire l'argomento?

partecipate a questa discussione:

http://www.reefitalia.net/forums/showthread.php?t=6133

 

 

 

by Ferdinando D'Amora aka Nando

 

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